08 febbraio 2010

Viaggi dell'uomo



Il nostro mondo

Com'è la condizione umana sul Pianeta?
Quali sono le differenze e le similitudini che ritroviamo tra popolazioni che sono distanti migliaia di chilometri tra di loro?
Che cosa si può comprendere attraverso le immagini di persone che vivono in situazioni sociali, ambientali ed economiche radicalmente diverse?

Sono i fotografi a rispondere a queste e altre domande nella mostra "Il Nostro Mondo", terzo appuntamento di National Geographic Italia al Palazzo delle Esposizioni di Roma, dopo "Acqua, Aria, Fuoco, Terra" e "Madre Terra".
Con le precedenti iniziative l'obiettivo era puntato sui problemi del Pianeta, i cambiamenti climatici e i loro drammatici effetti, la ricchezza e la miseria di alcuni popoli, le difficoltà di sopravvivenza di numerose specie animali. In questa nuova esposizione - inaugurata sabato 6 febbraio e aperta fino al 2 maggio 2010 - sono protagonisti esclusivamente gli esseri umani.

Con le immagini, oltre 90, realizzate dai grandi fotografi che lavorano per il magazine a livello internazionale e nazionale, viene costruito un percorso "a tappe" (bambini, donne, uomini, genti) che racconta la famiglia umana nei luoghi, nelle città, nei paesi più diversi. Grazie al lavoro di professionisti straordinari - 48, con immagini tutte inedite per il magazine - il viaggio fotografico permette di cogliere i contrasti - sociali, culturali, religiosi, etnici - che ci dividono, e ciò che invece ci accomuna: gioia e innocenza, gioventù e vecchiaia, stress e serenità, fatica e lavoro, pace e guerra.
I sentimenti, i valori, gli stati d'animo, gli stili di vita mettono in risalto quanta "somiglianza" vi sia tra i popoli, e tra i singoli individui della Terra. Le fotografie ci aiutano non solo a vedere, ma a capire, condividere, partecipare, solidarizzare. Questi scatti accendono il nostro sguardo sul mondo e ci fanno sentire, nella buona e nella cattiva sorte, più vicini agli altri.

Fotografi: Lynsey Addario, William Albert Allard, Annie Griffiths Belt, Jonas Bendiksen, James Blair, Alexandra Boulat, Jodi Cobb, Pablo Corral Vega, Meredith Davenport, Peter Essick, Melissa Farlow, Stuart Franklin, Alessandro Gandolfi, Justin Guariglia, David Alan Harvey, Fritz Hoffmann, Chris Johns, Lynn Johnson, Ed Kashi, Ivan Kashinsky, Karen Kasmauski, Tim Laman, Brian Lanker, Gerd Ludwig, Pascal Maitre, Emiliano Mancuso, Steve McCurry, David McLain, Gideon Mendel, Bobby Model, Michael Nichols, Alberto Novelli, Randy Olson, Antonio Politano, Steve Raymer, Nicolas Reynard, Reza, Jim Richardson, Joel Sartore, James L. Stanfield, Maggie Steber, George Steinmetz, Brent Stirton, Tomasz Tomaszewski, Tyrone Turner, Gordon Wiltsie, Kim Wolhuter, Michael Yamashita.

Le foto pubblicate nel blog sono, nell'ordine, di Antonio Politano e di Tima Laman.

03 febbraio 2010

Brrrr... che freddo!!!!



I giorni della merla

Brrrr... avete sentito che freddo in questi giorni???
Eppure è sempre così: ogni anno, magari con temperature più o meno basse, il periodo di fine gennaio ed inizio febbraio sembrerebbe essere quello più freddo dell'anno!
Sono i cosiddetti giorni della merla che, secondo la tradizione, corrispondono agli ultimi tre giorni di gennaio, ovvero il 29, 30 e 31.

Il nome deriverebbe da una leggenda secondo la quale, per ripararsi dal gran freddo, una merla e i suoi pulcini, in origine bianchi, si rifugiarono dentro un comignolo, dal quale emersero il 1º febbraio, tutti neri a causa della fuliggine. Da quel giorno tutti i merli furono neri.
Secondo una versione più elaborata della leggenda una merla, con uno splendido candido piumaggio, era regolarmente strapazzata da Gennaio, mese freddo e ombroso, che si divertiva ad aspettare che la merla uscisse dal nido in cerca di cibo, per gettare sulla terra freddo e gelo. Stanca delle continue persecuzioni la merla un anno decise di fare provviste sufficienti per un mese, e si rinchiuse nella sua tana, al riparo, per tutto il mese di Gennaio, che allora aveva solo 28 giorni. L'ultimo giorno del mese, la merla pensando di aver ingannato il cattivo Gennaio, uscì dal nascondiglio e si mise a cantare per sbeffeggiarlo. Gennaio si risentì talmente tanto che chiese in prestito tre giorni a Febbraio e si scatenò con bufere di neve, vento, gelo, pioggia. La merla si rifugiò alla chetichella in un camino, e lì restò al riparo per tre giorni. Quando la merla uscì, era sì, salva, ma il suo bel piumaggio si era annerito a causa del fumo e così rimase per sempre con le piume nere.

Come in tutte le leggende si nasconde un fondo di verità: nel calendario romano il mese di gennaio aveva solo 29 giorni, che probabilmente con il passare degli anni e del tramandarsi oralmente si tramutarono in 31. Sempre secondo la leggenda, se i Giorni della Merla sono freddi, la Primavera sarà bella, se sono caldi la Primavera arriverà in ritardo.
Viste le temperature polari che abbiamo avuto in quest'ultima settimana c'è da ben sperare!!!!

In realtà, se vogliamo vedere i numeri, da una statistica tratta dalla banca dati di 41 anni del Centro Geofisico Prealpino (periodo 1967-2007) risultano queste interessanti considerazioni:
- la temperatura media dei 3 giorni è di 3,6°
- la media delle temperature massime dei 3 giorni è di 7,4°
- la media delle temperature minime dei 3 giorni è di -0,1°
Se si pensa che la temperatura media di gennaio (calcolata sullo stesso periodo di osservazioni) è 2,8°C, la media di questi tre ultimi giorni del mese risulta di quasi un grado (0,8°C) più alta.
Forse la leggenda della Merla nacque in un’epoca in cui gennaio era molto più freddo di oggi, forse, non disponendo di strumenti e di statistiche la gente, sofferente già per due mesi di freddo, aveva la sensazione che il “cuore” dell’inverno fosse il periodo più freddo. Sta di fatto che, numeri alla mano, sembrerebbe non essere più così.

Per gli appassionati di curiosità statistiche ecco altri “record”:
- media più elevata (Merla più calda) nel 1982, con una temperatura media di 9,3°C (+5.5°C rispetto alla media)
- media più bassa (Merla più fredda) nel 2005, con -2,3°C (-4,3°C rispetto alla media)
- temperatura più alta dei tre giorni si è registrata il 31.1.1982 con 19°C ma nel 2008 il giorno 28 si sono toccati i 23.5° (record assoluto per Gennaio)
- temperatura più bassa è stata toccata il 31.1.1987 e il 29.1.2005 con -8.0°C.

27 gennaio 2010

Giornata della memoria

Se questo è un uomo

Voi che vivete sicuri
Nelle vostre tiepide case,
Voi che trovate tornando a sera
Il cibo caldo e visi amici:

Considerate se questo è un uomo
Che lavora nel fango
Che non conosce pace
Che lotta per mezzo pane
Che muore per un sì o per un no.

Considerate se questa è una donna,
Senza capelli e senza nome
Senza più forza di ricordare
Vuoti gli occhi e freddo il grembo
Come una rana d’inverno.

Meditate che questo è stato:
Vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
Stando in casa andando per via,
Coricandovi alzandovi;
Ripetetele ai vostri figli.

O vi si sfaccia la casa,
La malattia vi impedisca,
I vostri nati torcano il viso da voi.

Primo Levi, Se questo è un uomo, Einaudi, Torino, 1976, p.1


Oggi, 27 gennaio 2010, ricorre la decima Giornata della memoria e mi piaceva celebrarla così... con le splendide e struggenti di Primo Levi (utilizzate come introduzione a quello che forse è il suo libro più famoso) e con una foto che ho scattato nel 2008 a Berlino al Jüdisches Museum progettato dall'arch. Daniel Libeskin.

26 gennaio 2010

Mondo a 180°



Fotografare con il fisheye

Nei giorni scorsi ho deciso di "fare una pazzia" e ho regalato un nuovo giocattolino alla mia Nikon D200: un FISHEYE!!!!

Che cosa è un fisheye???

Il fish eye - che letteralmente vorrebbe dire occhio di pesce - è un obiettivo fotografico grandangolare estremo (o ultragrandangolare) che abbraccia un angolo di campo non minore di 180° (esistono infatti fisheye che abbracciano angoli di campo superiori a 180°).

Le immagini prodotte da questo tipo di obiettivi sono circolari; in certi casi però, quando non è necessaria una copertura di 180°, parte del bordo o addirittura tutto il bordo circolare, viene escluso.
Gli obiettivi fisheye vengono spesso usati dai fotografi per riprendere paesaggi estesi e suggerire la curvatura della Terra, oppure per ottenere effetti speciali.

Le lunghezze focali dei fisheye dipendono dalle dimensioni del fotogramma. Per il fotogramma 24 x 36 mm le tipiche lunghezze focali sono tra gli 8 e i 10 mm per per obiettivi che producono immagini circolari, e tra i 14 e i 16 mm per quelli che producono immagini a fotogramma pieno (tagliando completamente i bordi circolari).
Esistono anche aggiuntivi ottici che, anteposti ai normali obiettivi, li trasformano in obiettivi fisheye.
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Caratteristiche tecniche

Fisheye Samyang 8mm f3,5
lunghezza focale: 8 mm
angle of view: 180°
distanza min. di mess
a a fuoco: 0,3 m
numero di lamelle del diaframma: 6
autofocus: no (manual focus)
misura filtri: non si possono montare
dimensions: 75 x 74,8 mm

L'obiettivo non è Autofocus, ma
in un obiettivo come questo non serve...
Il Samyang è dotato di ghiera che indica la distanza di messa a fuoco e proviamo a fare qualche esempio pratico:
- se si usa un apertura a f 3.5 (la massima) e si mette a fuoco a 1 metro (sia a mano che usando la semplicissima ghiera delle distanze) si mette a fuoco tutto quello che è compreso tra 50 centimetri e l'infinito...
- se si usa l'obiettivo a f 5.6 con la ghiera di messa a fuoco su 60 cm, praticamente sarà tutto a fuoco da 30 cm all'infinito...
-se si usano diaframmi ancora più in giu (f 8, f 11, ...) praticamente è tutto a fuoco ...

... quindi è abbastanza evidente che l'autofocus non serve!!!
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L'altra settimana sono stata all'Auditorium Parco della Musica di Roma e ho pensato di portarmi dietro il nuovo giocattolino.
Questi sono alcuni scatti che ho fatto: cari amici blognauti, a voi commenti e critiche.

panoramica
onde musicali
la vita è fatta a scale... si scende e si sale

22 gennaio 2010

L'anno della tigre




La tigre cinese

Il prossimo 14 febbraio, in Cina, inizierà l'anno della tigre.
Il felino, nello zodiaco asiatico, è venerato quale simbolo di coraggio, forza e passione. Dall'epoca imperiale è adottato come segno di regalità e vittoria. È la sola immagine reale, assieme ai miti del dragone e dell'unicorno, che i cinesi usano come insegna di Stato ed emblema dell'esercito.
Milioni di gadget, da settimane, vengono venduti nel Paese, che dopo dieci anni si preparara a festeggiare di nuovo il suo animale più amato.

La tigre però, in Cina e in tutta l'Asia, è sull'orlo dell'estinzione.
L'allarme è lanciato dagli scienziati del Wwf cinese, secondo i quali entro trent'anni la tigre rischia di restare davvero solo un segno dello zodiaco.
"Se non vengono prese misure immediate - dice Zhu Chunquan, direttore per la tutela della biodiversità - l'ultima tigre allo stato brado potrebbe morire prima del 2040". Secondo il rapporto del Wwf di Pechino, in Cina sopravvivono ormai non più di 50 esemplari selvatici. Il direttore dell'amministrazione statale delle foreste, Wang Weisheng, li fa studiare da anni dai suoi ispettori.

A nord, sul confine con la Russia, vagherebbero ancora una ventina di tigri siberiane, le più grandi, spesso bianche, capaci di raggiungere un peso di tre quintali. Nel centro-ovest del Paese, sotto il Tibet, sopravvivono circa 20 tigri del Bengala, provenienti dall'India. Nello Yunnan, regione ancora ricca di boschi, sono stati registrati dieci esemplari indocinesi, ormai isolati. Estinte invece, nel meridione, le tigri del Sud della Cina: l'ultimo avvistamento risale a 25 anni fa, nell'isola di Hainan.
Lo sterminio delle tigri è impressionante. Negli anni Sessanta, solo nel Sud, vivevano più di 4.000 esemplari, mentre a Nord la popolazione era di oltre 300 capi. Negli ultimi dieci anni la deforestazione ha sottratto alla fauna oltre il 45% del suo habitat. Il crollo non è circoscritto alla Cina. Anche in India la tigre è stata inserita quest'anno nella lista dei dieci animali a rischio estinzione e nel mondo si calcola che vivano ormai circa 3.200 esemplari in libertà. Solo nella Siberia russa la situazione pare sotto controllo: nella penisola dell'Amur in cinque anni le tigri sono scese da 500 a 300, ma la possibilità di riproduzione resta elevata.

Gli scienziati, in un rapporto appena pubblicato, evidenziano però un altro scandalo. "Nella natura - dice Ashok Kumar, direttore di Ifaw India - presto non troveremo più tigri. Negli zoo e negli allevamenti invece la popolazione aumenta e ha ormai superato i capi liberi. Nel mondo contiamo 9.000 esemplari allevati, 5.000 solo in Cina".
La scomparsa della tigre selvatica, oltre che effetto della deforestazione selvaggia, è infatti causata dal bracconaggio. Ossa e organi del felino, nonostante i divieti, sono usati nella farmacologia tradizionale cinese, o per estrarre balsami e unguenti in tutto l'Oriente. Per questo, esaurite le risorse naturali, è nata l'industria dell'allevamento clandestino, che contrabbanda anche le pellicce, specie in Medio Oriente.
I capi nati in cattività non possono però essere liberati per favorire il ripopolamento. "È una sciagura - nota il rapporto del Wwf - non solo per la sopravvivenza del più importante felino del pianeta. La tigre è il primo predatore della catena alimentare, una specie di ombrello dell'ecosistema. Controlla la popolazione degli erbivori, seleziona i capi più forti ed elimina quelli malati, fino a contribuire in modo determinante all'equilibrio di foreste e praterie".
Gli scienziati cinesi hanno rilevato che nelle regioni dove la tigre si è estinta, la qualità e la varietà di flora e fauna si è ridotta in modo preoccupante. "Oltre al bracconaggio - dice Xie Yan, direttrice della Wildlife Conservation Society - sono l'eccesso di attività umane, la progressiva carenza di prede e l'assenza di un piano di protezione totale delle aree più delicate, a segnare il destino delle tigri. Se grandi spazi forestali, in tutta l'Asia, non diventeranno riserve integrali entro pochi anni, i nostri figli potranno confondere le tigri con i dinosauri".

Un giornale di Shanghai, ieri, ha anticipato quella che i cinesi vivono coma una sciagura foriera di catastrofi: "Il Capodanno della tigre più che una festa sembra un funerale. E potrebbe essere l'ultimo, con qualcuno della famiglia da invitare alla cerimonia".

L'articolo, di Giampaolo Visetti, è stato pubblicato giovedì 21 gennaio sul sito de La Repubblica (© Riproduzione riservata)