venerdì 22 gennaio 2010

L'anno della tigre




La tigre cinese

Il prossimo 14 febbraio, in Cina, inizierà l'anno della tigre.
Il felino, nello zodiaco asiatico, è venerato quale simbolo di coraggio, forza e passione. Dall'epoca imperiale è adottato come segno di regalità e vittoria. È la sola immagine reale, assieme ai miti del dragone e dell'unicorno, che i cinesi usano come insegna di Stato ed emblema dell'esercito.
Milioni di gadget, da settimane, vengono venduti nel Paese, che dopo dieci anni si preparara a festeggiare di nuovo il suo animale più amato.

La tigre però, in Cina e in tutta l'Asia, è sull'orlo dell'estinzione.
L'allarme è lanciato dagli scienziati del Wwf cinese, secondo i quali entro trent'anni la tigre rischia di restare davvero solo un segno dello zodiaco.
"Se non vengono prese misure immediate - dice Zhu Chunquan, direttore per la tutela della biodiversità - l'ultima tigre allo stato brado potrebbe morire prima del 2040". Secondo il rapporto del Wwf di Pechino, in Cina sopravvivono ormai non più di 50 esemplari selvatici. Il direttore dell'amministrazione statale delle foreste, Wang Weisheng, li fa studiare da anni dai suoi ispettori.

A nord, sul confine con la Russia, vagherebbero ancora una ventina di tigri siberiane, le più grandi, spesso bianche, capaci di raggiungere un peso di tre quintali. Nel centro-ovest del Paese, sotto il Tibet, sopravvivono circa 20 tigri del Bengala, provenienti dall'India. Nello Yunnan, regione ancora ricca di boschi, sono stati registrati dieci esemplari indocinesi, ormai isolati. Estinte invece, nel meridione, le tigri del Sud della Cina: l'ultimo avvistamento risale a 25 anni fa, nell'isola di Hainan.
Lo sterminio delle tigri è impressionante. Negli anni Sessanta, solo nel Sud, vivevano più di 4.000 esemplari, mentre a Nord la popolazione era di oltre 300 capi. Negli ultimi dieci anni la deforestazione ha sottratto alla fauna oltre il 45% del suo habitat. Il crollo non è circoscritto alla Cina. Anche in India la tigre è stata inserita quest'anno nella lista dei dieci animali a rischio estinzione e nel mondo si calcola che vivano ormai circa 3.200 esemplari in libertà. Solo nella Siberia russa la situazione pare sotto controllo: nella penisola dell'Amur in cinque anni le tigri sono scese da 500 a 300, ma la possibilità di riproduzione resta elevata.

Gli scienziati, in un rapporto appena pubblicato, evidenziano però un altro scandalo. "Nella natura - dice Ashok Kumar, direttore di Ifaw India - presto non troveremo più tigri. Negli zoo e negli allevamenti invece la popolazione aumenta e ha ormai superato i capi liberi. Nel mondo contiamo 9.000 esemplari allevati, 5.000 solo in Cina".
La scomparsa della tigre selvatica, oltre che effetto della deforestazione selvaggia, è infatti causata dal bracconaggio. Ossa e organi del felino, nonostante i divieti, sono usati nella farmacologia tradizionale cinese, o per estrarre balsami e unguenti in tutto l'Oriente. Per questo, esaurite le risorse naturali, è nata l'industria dell'allevamento clandestino, che contrabbanda anche le pellicce, specie in Medio Oriente.
I capi nati in cattività non possono però essere liberati per favorire il ripopolamento. "È una sciagura - nota il rapporto del Wwf - non solo per la sopravvivenza del più importante felino del pianeta. La tigre è il primo predatore della catena alimentare, una specie di ombrello dell'ecosistema. Controlla la popolazione degli erbivori, seleziona i capi più forti ed elimina quelli malati, fino a contribuire in modo determinante all'equilibrio di foreste e praterie".
Gli scienziati cinesi hanno rilevato che nelle regioni dove la tigre si è estinta, la qualità e la varietà di flora e fauna si è ridotta in modo preoccupante. "Oltre al bracconaggio - dice Xie Yan, direttrice della Wildlife Conservation Society - sono l'eccesso di attività umane, la progressiva carenza di prede e l'assenza di un piano di protezione totale delle aree più delicate, a segnare il destino delle tigri. Se grandi spazi forestali, in tutta l'Asia, non diventeranno riserve integrali entro pochi anni, i nostri figli potranno confondere le tigri con i dinosauri".

Un giornale di Shanghai, ieri, ha anticipato quella che i cinesi vivono coma una sciagura foriera di catastrofi: "Il Capodanno della tigre più che una festa sembra un funerale. E potrebbe essere l'ultimo, con qualcuno della famiglia da invitare alla cerimonia".

L'articolo, di Giampaolo Visetti, è stato pubblicato giovedì 21 gennaio sul sito de La Repubblica (© Riproduzione riservata)

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