lunedì 22 marzo 2010

Ginnastica... anche al PC



Esercizi al computer per stare meglio


Molti di noi, amici blognauti, per lavoro, per passione o per altro passano molto del loro tempo davanti allo schermo del computer, assumendo spesso e volentieri posizioni e posture sbagliate.
Dallo squilibrio posturale derivano dolore cervicale, dorsale o lombosacrale, problemi a gomiti, spalle e alla mani. Cambiare ogni tanto posizione può aiutare a stare meglio, ma non guasta fare anche un po’ di 'ginnastica' per aiutare a sciogliere i muscoli della schiena, del collo, delle gambe e delle braccia.

Ecco i consigli del professor Ferdinando Priano, specialista in ortopedia e medicina dello sport dell’università di Genova, pubblicati su La Repubblica Salute.
MANI
Chiudere e aprire le dita della mano, ci si può aiutare nel movimento con l'altra mano
OCCHI
Ogni 15-20 minuti bisogna guardare altrove e fissare un oggetto ad almeno 60 cm di distanza. Chiudere gli occhi per alcuni secondi, favorendo il ricambio lacrimale
BRACCIA
La tensione del collo spesso causa la cervicale.
Si possono rilassare i muscoli facendo ruotare la testa lentamente da un lato all’altro, o inclinandola davanti e dietro il più possibile. Tutti i movimenti vanno eseguiti lentamente
BRACCIA
Allungare le braccia in avanti, alzare e abbassare la mano lentamente come per un saluto.
Poi ruotare le mani 10 volte con il palmo aperto
SPALLE
Mentre si è seduti, allungare braccia e spalle, come se si volesse raggiungere qualcosa in alto. Mantenere le braccia sopra la testa, muovendo le dita di ambo le mani.
Inclinare poi il dorso da un lato e dall’altro
GAMBE
Alzarsi, muovere le gambe, ma anche telefonare o fare un giro della sedia.
Tutto ciò, permette di rilassare i muscoli degli arti inferiori
RELAX
Ogni 30-60 minuti fare una vera pausa, durante la quale distrarsi.
Bere qualcosa, e risposare le zone del corpo più stanche

Comunque un modo semi-serio per fare davvero ginnastica al PC esiste per davvero.
Si chiama Workrave ed è un programma libero che aiuta ad organizzare la propria ginnastica da ufficio: il programma, una volta installato sul proprio PC, in base all’attività ricorda di prendere delle pause ed avvisa quando il limite di ore giornaliero è stato superato.
In parole povere... il programma, ad intervalli di tempo configurabili dall'utente, ricorda che è arrivato il momento di prendersi una pausa; inoltre suggerisce una serie di esercizi da fare per rilassare braccia, occhi, spalle, schiena, ecc…
Si possono configurare 3 tipi di intervallo: micro pause, pause caffè e durata massima dell’attività lavorativa. Il programma è in inglese, ma è possibile scaricare anche un opuscolo in italiano, al sito http://www.workrave.org/leaflet/.

La cosa interessante è che in alcuni paesi (molto più sensibili del nostro in termini di rispetto per i lavoratori: per esempio l’Olanda) si usa propri in ufficio, obbligatoriamente!


giovedì 11 marzo 2010

Storia a fumetti



Storia di Astarte il cuore di cane

Come altre volte mi è capitato di raccontare in queste pagine del blog, sono un amante di fumetti e mi piace molto quando questi vengono utilizzati per raccontare in maniera diversa la storia.
Domenica mi è capitato di leggere tra le pagine de La Repubblica questo racconto di Roberto Saviano su un'opera a fumetti di Andrea Pazienza (cominciata da questo maestro del fumetto poco prima di morire e rimasta incompiuta) sulla guerra di Annibale vista attraverso gli occhi di un mastino (Fandango libri, 2009, 20,00 €uro).

Vi racconto l'ultimo sogno di Paz. Storia di Astarte il cuore di cane
© 2010 by Roberto Saviano / Agenzia Santachiara
© Marina Comandini Pazienza

Storia di Astarte è un sogno bellissimo, l'ultimo di Andrea Pazienza. Un'opera incompiuta. È un sogno classico, di quelli che quando ti svegli ti senti al centro dell'universo, come se avessi fatto parte della storia e il tuo fosse stato un ruolo attivo. Quando mi sono arrivate le tavole, quando per la prima volta le ho avute tra le mani, confesso di esserne rimasto folgorato. I disegni sono meravigliosi, precisi anche quando appena tratteggiati. E il testo è epica. Andrea Pazienza riesce, attraverso un cane, a costruire una atmosfera di combattimento e scontro, dove ogni parte del conflitto diviene chiaramente una scelta tra bene e male. Tutto attraverso un cane.

Le sperimentazioni che aveva fatto negli anni precedenti, spingendosi da un estremo all'altro delle possibilità espressive del linguaggio a fumetti, hanno trovato in Storia di Astarteuna ricomposizione naturale e perfetta. Non ci sono sbavature, non c'è nulla di manieristico, non c'è l'errore in cui cadrà chi dopo di lui si cimenterà nel racconto classico, ossia la retorica da centurione che tutto deve dire con flemma e ieraticità. No, le sue tavole sono naturali, anche quando sono grumi d'inchiostro soltanto. E muscoli da cane combattente.

Io vengo dalla terra che pregiudicò ad Annibale la vittoria su Roma. Vengo dalla terra dove si fermò per i suoi dannati ozi. Dove, prima di intraprendere l'ultima fatale fatica, decise di riposarsi e far riposare il suo esercito. Annibale trascorse l'inverno a Capua e i suoi uomini, abituati alla fame da manipolo e alle condizioni più difficili,
furono facile preda del torpore della Campania felix. Vino, libagioni, bagordi, donne e bagni termali li fiaccarono nell'anima e nei corpi. Peccato davvero non aver potuto vedere come Pazienza avrebbe descritto la mia terra, come ne avrebbe disegnate le bellezze. Avrei voluto "sognarlo" quell'angolo di paradiso perduto, nell'inchiostro di Paz.
Storia di Astarte è un sogno dal quale ti svegli di soprassalto. Un sogno solenne dal risveglio brusco. Eppure, prima che l'eroina gli fermasse il cuore, Pazienza ha saputo darci un'opera avvincente e colma dell'epica propria delle storie che sembrano secondarie ma che la letteratura riesce a rendere fondamentali. Si percepisce quasi, in Paz, il piacere di lasciarsi andare a un finale diverso, di pensare a come sarebbe andata la storia se il generale nero Annibale avesse vinto. L'Africa era stata a un passo dallo schiacciare per sempre Roma e in Astarte, forse proprio nella sua incompiutezza, c'è la possibilità di una storia non realizzata.

Il fumetto viene come cantato a Pazienza dal cane di Annibale, che gli appare in sogno: "Li senti i campanelli, le risate, le urla, il bramito dei cammelli?", dice Astarte a Pazienza, "Spalanca gli occhi adesso, apri le nari... è Cartagine" e inizia a raccontargli le sue gesta. I primi anni di vita da cucciolo, l'addestramento alla guerra, poi gli scontri in battaglia e il legame unico e umanissimo tra lui e Annibale. Astarte è lì, al seguito dell'esercito cartaginese, dalla nascita in Spagna fino alla marcia in Italia, attraverso i Pirenei e sul Rodano. Ai piedi delle Alpi ci sarà il primo scontro coi Romani, e qui la storia si interrompe, perché a interrompersi è la vita di Pazienza.
Storia di Astarte ha come sfondo, dunque, la Seconda guerra punica, ma si apre con una citazione da Pascoli, "La grande proletaria si è mossa verso la quarta sponda", che celebra l'invasione italiana della Libia: "La grande proletaria ha trovato luogo per loro. [...] Là i lavoratori non saranno rifiutati, come merce avariata, al primo approdo; e non saranno espulsi, come masnadieri, alla prima loro protesta; e non saranno, al primo fallo d'un di loro, braccheggiati inseguiti accoppati tutti, come bestie feroci. [...] Vivranno liberi e sereni su quella terra che sarà una continuazione della terra nativa. Anche là è Roma".

Storia di Astarte, insieme a tutto il resto, sarà forse anche una critica appena accennata alla perenne ricerca di una "quarta sponda", che dalle guerre puniche attraverso la campagna di Libia, arriva a quella che ci è più familiare, che dà manodopera a basso costo, lager in cui stipare chi tenta di costruirsi una vita in Italia, discariche improvvisate in cui smaltire i rifiuti tossici di cui il Sud è ormai stracolmo.

Ma nonostante il tentativo di voler attribuire uno "scopo" al lavoro di Pazienza, Storia di Astarte rimane un'opera d'arte. Un connubio perfetto ed equilibrato tra parole e immagini a sancire la grandezza di un intellettuale del nostro tempo.
E vale la pena ricordare quello che lui stesso ci ha confidato sul suo lavoro, con una frase densa di significati: "Il fumetto è evasione, è sempre evasione, deve essere evasione, del resto la parola evasione è una bellissima parola, evadere è sempre bello, la cosa più saggia da fare... Poi se c'è qualcos'altro ben venga".


martedì 9 marzo 2010

Roma by night



Passeggiata e fotografia notturna

Cari amici blognauti
qualche giorno fa ho passato una bella serata in compagnia di nuovi amici, tutti appassionati di fotografia come me, con i quali ci siamo dati appuntamento per trascorrere qualche ora insieme e fare un po' di scatti notturni nella zona S. Pietro - Castel S. Angelo a Roma.
La passeggiata e la compagnia sono stati molto divertenti... anche se durante il percorso sono riuscita a spaccare in due pezzi il mio cavalletto (in realtà moooolto antico e poco pratico) e, di conseguenza, ho dovuto limitare gli scatti, approfittando solo dei diversi muretti e appoggi di fortuna incontrati strada facendo.

Inserisco qui alcune mie foto... con la speranza che il risultato finale sia gradevole e di aver colto anche scorci interessanti di una zona della mia città sin troppo conosciuta e fotografata.

S. Pietro: il cupolone in cornice (Nikon D200, Nikkor 18-70)

Il colonnato e la luna (Nikon D200, Nikkor 18-70)

Colonne a 180° (Nikon D200, fisheye Samyang 8mm)

Inutile dirvi che qualunque critica, suggerimento e commento è ben accetto!!!!
Alla prossima escursione e resoconto fotografico...

lunedì 8 marzo 2010

Sulle tracce dei ghiacciai



1909 - 2009: i cambiamenti climatici sui ghiacciai


Dal 25 febbraio al 1 aprile 2010 a Roma c'è una bellissima mostra fotografica dal titolo Sulle Tracce dei Ghiacciai; 1909 – 2009: un secolo di cambiamenti climatici sui ghiacciai del Karakorum attraverso la quale si vuole sensibilizzare l'opinione pubblica verso una maggiore attenzione alle problematiche dell'ambiente, dei cambiamenti climatici e della gestione sostenibile delle risorse naturali in genere... prima tra tutte l'acqua.

L’esposizione - promossa dall’Assessorato alle Politiche Culturali e della Comunicazione del Comune di Roma ed organizzata dall’Associazione Macromicro in collaborazione con Enel Green Power e Zètema Progetto Cultura - espone i risultati della prima spedizione del progetto fotografico-scientifico “Sulle Tracce dei Ghiacciai”, avvenuta nel 2009 tra le montagne del K2, Karakorum, in Pakistan.

Ghiacciaio Baltoro da sopra Campo Concordia
(Massimo Terzano, 1929 –
©Associazione Ardito Desio / Maria Emanuela Desio)
e Panoramica a 270° dell'intero ghiacciaio Baltoro (©Fabiano Ventura, 2009) rieffettuata per la prima volta dopo 80 anni: si noti l'aumento dei laghi glaciali che indicano una maggiore ablazione superficiale

La mostra è composta da oltre 40 stampe di alta qualità e grandi dimensioni ed offre un confronto tra immagini storiche (realizzate ad inizio secolo da Vittorio Sella e Massimo Terzano) e moderne (realizzate da Fabiano Ventura) dei ghiacciai del Karakorum, per evidenziare le variazioni occorse negli ultimi 100 anni a tali ghiacciai, sensibili indicatori dei cambiamenti climatici in atto sul nostro pianeta.
Due grandi schermi LCD Sony - presenti nella sala - mostrano inoltre il trailer del documentario (realizzato da SD Cinematografica durante la spedizione) e uno slideshow di immagini storiche e moderne.

Sono previsti alcuni incontri con Fabiano Ventura i prossimi venerdì 12 e 19 marzo 2010 dalle ore 17:00 alle 18:00.

Sulle tracce dei ghiacciai. Fotografie di Fabiano Ventura
ingresso libero
sala S. Rita, via Montanaran.8 (vicino piazza Campitelli e a due passi da piazza Venezia)
orari: da martedì a sabato dalle 10:00 alle 18:00 (chiuso il lunedì e la domenica)


Per ulteriori informazioni è possibile visitare il sito del progetto.
Altrettanto interessante è leggere dell'esperienza sin qui fatta direttamente dalle parole di Fabiano Ventura che ha realizzato uno splendido life sul sito della Nital.

venerdì 12 febbraio 2010

Nevica.... a Roma



Fiocchi bianchi in città

Per una volta le previsioni meteo ci hanno preso e oggi nevica a Roma...
La neve ha un fascino misterioso: siamo abituati a vederla sulle cime delle montagne, ma quando scende silenziosamente e ammanta le città riesce ad essere ancor più suggestiva. Per chi vive a Roma, l'emozione della città vestita di bianco è un evento raro, unico, e chiunque abbia avuto modo di apprezzare un tale spettacolo può certamente testimoniare che la città assume un aspetto quasi irreale... addirittura magico.
Mi sembra quindi il giorno ideale per ripercorrere insieme le tappe delle nevicate a Roma.

Cominciamo con la nevicata del 1956: le temperature si mantennero molto basse per diversi giorni in tutta Italia e in città si verificarono delle nevicate che, per intensità e durata, rimasero storiche. Nevicò il 2, il 9, il 18 e il 19 febbraio: per quattro giorni consecutivi le temperature rimasero sotto lo zero e il 12 febbraio si registrò una nevicata di ben 12 cm.

Sono poi trascorsi molti anni fino alla successiva nevicata (anche se ci sono state sporadiche fioccate) del 1985: il 6 Gennaio nevica a Roma. I più pignoli potranno segnalare che in realtà e iniziato a nevicare già dalla tarda serata del 5 Gennaio, ma a quell'ora molti già dormivano e sono stati svegliati dalla bella sorpresa il giorno seguente. L'attesa per una nevicata successiva, poi, è stata breve e il 18 Marzo dello stesso anno è segnalata una nuova nevicata, a tratti abbondante.

Una nuova nevicata avviene poi il 10 Febbraio 1986. La sera del 9 e il mattino del 10 febbraio nevica con una certa intensità sulla capitale e si registra nel centro città un accumulo di 3 centimetri. La sera del 10, poi, la nevicata diventa molto consistente e Roma assume le caratteristiche di un paesaggio invernale, tanto che i pochi automobilisti in giro per le strade della città sono costretti a montare le catene. La nevicata continuò per tutta la notte e il mattino seguente a terra c'erano circa 25 centimetri di neve fresca.

Seguono quindi cinque anni di digiuno fino al 6 Febbraio 1991, ovvero l'ultima nevicata significativa del XX secolo, quando nevicò dalle 7 alle 9 con 6 cm al suolo.

Ad aprire le nevicate nel nuovo millennio ci sono stati due momenti di neve in città, ma con accumuli neanche calcolabili: qualche fiocchetto si è visto infatti nel gennaio del 2002 (zona nord con uno strato di appena 1 o 2 cm) e nello stesso mese del 2004 (il 23 gennaio ha nevicato sui quartieri a sud della città, verso i Castelli Romani).

giovedì 11 febbraio 2010

Date e parole "double-face"



Il Palindromo


Oggi mi è venuta voglia di "giocare" un po' con la nostra bella lingua italiana...
Ieri era il 1° febbraio 2010 (o meglio scrivere 01.02.2010) e rappresenta un evento speciale e, si dice, foriero di buoni auspici: si tratta di una data palindroma ovvero una data che può essere letta nei due versi.

I giorni palindromi sono rari ma non rarissimi: l’ultima volta che si è verificato nello scorso millennio è stato il 29.11.1192.
Sono (e saranno) più frequenti negli anni 2000 quando si verifica esattamente 29 volte: abbiamo già avuto il 10.02.2001 e il 20.02.2002; la terza l'abbiamo vissuta ieri (01.02.2010), mentre l'ultima sarà il 29.02.2092 (anno bisestile).
Nel prossimo secolo - tra il 2100 e il 2200 - sarà un giorno palindromo in 31 occasioni l'ultima delle quali sarà il 29.12.2192; poi si dovrà aspettare un nuovo millennio, ovvero fino al 10.03.3001.

Il palindromo (dal greco antico πάλιν "indietro" e δρóμος "corsa": che corre all'indietro) è una sequenza di caratteri che, letta a rovescio, rimane identica. Il concetto si riferisce principalmente a parole, frasi e numeri.
Vi è anche il "palindromo sillabico" che è quella parola o frase le cui sillabe possono essere lette anche al contrario; ad esempio
le-ta-le, Ma-rem-ma, Ne-ro-ne.
Spesso in enigmistica si confonde il concetto di palindromo e bifronte: in un palindromo, se letto a rovescio, si ricava la stessa frase; in un bifronte, invece, si ottiene una frase diversa ma sempre di senso compiuto.
Le parole palindrome della lingua italiana non sono molte, appena 21 se si considera solo il vocabolario fondamentale: acca, afa, aia, ala, ara, bob, effe, elle, emme, enne, esse, ivi, non, oro, ossesso, osso, ottetto, otto, radar, tot. Le più lunghe parole palindrome che si possano trovare sono anilina, ossesso, ottetto e onorarono.
I casi di parole bifronte sono molti di più: la coppia più lunga è quella acetone-enoteca oppure occorra-arrocco, e diverse altre sempre da sette lettere.
Tra le frasi palindrome la scelta è molto più ampia, anche se l'italiano è una delle lingue più difficili per questo gioco; al contrario in inglese e nelle altre lingue germaniche esistono sterminate raccolte di frasi palindrome.
Ecco le frasi che sono dei classici, conosciutissime: Ai lati d'Italia, Roma è amor, In Italia esso fece fosse ai latini.


In molti siti archeologici si è ritrovato una sorta di quadrato magico
Si legge in quattro versi: dall'alto, dal basso, da sinistra e da destra e se provate a scriverlo in linea - Sator arepo tenet opera rotas - ci si accorge che è un palindromo anche lui (se si legge in quattro versi).
Tradotto liberamente dal latino suona come Arepo l'artore tiene nel solco le lame (dell'aratro)
.

lunedì 8 febbraio 2010

Viaggi dell'uomo



Il nostro mondo

Com'è la condizione umana sul Pianeta?
Quali sono le differenze e le similitudini che ritroviamo tra popolazioni che sono distanti migliaia di chilometri tra di loro?
Che cosa si può comprendere attraverso le immagini di persone che vivono in situazioni sociali, ambientali ed economiche radicalmente diverse?

Sono i fotografi a rispondere a queste e altre domande nella mostra "Il Nostro Mondo", terzo appuntamento di National Geographic Italia al Palazzo delle Esposizioni di Roma, dopo "Acqua, Aria, Fuoco, Terra" e "Madre Terra".
Con le precedenti iniziative l'obiettivo era puntato sui problemi del Pianeta, i cambiamenti climatici e i loro drammatici effetti, la ricchezza e la miseria di alcuni popoli, le difficoltà di sopravvivenza di numerose specie animali. In questa nuova esposizione - inaugurata sabato 6 febbraio e aperta fino al 2 maggio 2010 - sono protagonisti esclusivamente gli esseri umani.

Con le immagini, oltre 90, realizzate dai grandi fotografi che lavorano per il magazine a livello internazionale e nazionale, viene costruito un percorso "a tappe" (bambini, donne, uomini, genti) che racconta la famiglia umana nei luoghi, nelle città, nei paesi più diversi. Grazie al lavoro di professionisti straordinari - 48, con immagini tutte inedite per il magazine - il viaggio fotografico permette di cogliere i contrasti - sociali, culturali, religiosi, etnici - che ci dividono, e ciò che invece ci accomuna: gioia e innocenza, gioventù e vecchiaia, stress e serenità, fatica e lavoro, pace e guerra.
I sentimenti, i valori, gli stati d'animo, gli stili di vita mettono in risalto quanta "somiglianza" vi sia tra i popoli, e tra i singoli individui della Terra. Le fotografie ci aiutano non solo a vedere, ma a capire, condividere, partecipare, solidarizzare. Questi scatti accendono il nostro sguardo sul mondo e ci fanno sentire, nella buona e nella cattiva sorte, più vicini agli altri.

Fotografi: Lynsey Addario, William Albert Allard, Annie Griffiths Belt, Jonas Bendiksen, James Blair, Alexandra Boulat, Jodi Cobb, Pablo Corral Vega, Meredith Davenport, Peter Essick, Melissa Farlow, Stuart Franklin, Alessandro Gandolfi, Justin Guariglia, David Alan Harvey, Fritz Hoffmann, Chris Johns, Lynn Johnson, Ed Kashi, Ivan Kashinsky, Karen Kasmauski, Tim Laman, Brian Lanker, Gerd Ludwig, Pascal Maitre, Emiliano Mancuso, Steve McCurry, David McLain, Gideon Mendel, Bobby Model, Michael Nichols, Alberto Novelli, Randy Olson, Antonio Politano, Steve Raymer, Nicolas Reynard, Reza, Jim Richardson, Joel Sartore, James L. Stanfield, Maggie Steber, George Steinmetz, Brent Stirton, Tomasz Tomaszewski, Tyrone Turner, Gordon Wiltsie, Kim Wolhuter, Michael Yamashita.

Le foto pubblicate nel blog sono, nell'ordine, di Antonio Politano e di Tima Laman.

mercoledì 3 febbraio 2010

Brrrr... che freddo!!!!



I giorni della merla

Brrrr... avete sentito che freddo in questi giorni???
Eppure è sempre così: ogni anno, magari con temperature più o meno basse, il periodo di fine gennaio ed inizio febbraio sembrerebbe essere quello più freddo dell'anno!
Sono i cosiddetti giorni della merla che, secondo la tradizione, corrispondono agli ultimi tre giorni di gennaio, ovvero il 29, 30 e 31.

Il nome deriverebbe da una leggenda secondo la quale, per ripararsi dal gran freddo, una merla e i suoi pulcini, in origine bianchi, si rifugiarono dentro un comignolo, dal quale emersero il 1º febbraio, tutti neri a causa della fuliggine. Da quel giorno tutti i merli furono neri.
Secondo una versione più elaborata della leggenda una merla, con uno splendido candido piumaggio, era regolarmente strapazzata da Gennaio, mese freddo e ombroso, che si divertiva ad aspettare che la merla uscisse dal nido in cerca di cibo, per gettare sulla terra freddo e gelo. Stanca delle continue persecuzioni la merla un anno decise di fare provviste sufficienti per un mese, e si rinchiuse nella sua tana, al riparo, per tutto il mese di Gennaio, che allora aveva solo 28 giorni. L'ultimo giorno del mese, la merla pensando di aver ingannato il cattivo Gennaio, uscì dal nascondiglio e si mise a cantare per sbeffeggiarlo. Gennaio si risentì talmente tanto che chiese in prestito tre giorni a Febbraio e si scatenò con bufere di neve, vento, gelo, pioggia. La merla si rifugiò alla chetichella in un camino, e lì restò al riparo per tre giorni. Quando la merla uscì, era sì, salva, ma il suo bel piumaggio si era annerito a causa del fumo e così rimase per sempre con le piume nere.

Come in tutte le leggende si nasconde un fondo di verità: nel calendario romano il mese di gennaio aveva solo 29 giorni, che probabilmente con il passare degli anni e del tramandarsi oralmente si tramutarono in 31. Sempre secondo la leggenda, se i Giorni della Merla sono freddi, la Primavera sarà bella, se sono caldi la Primavera arriverà in ritardo.
Viste le temperature polari che abbiamo avuto in quest'ultima settimana c'è da ben sperare!!!!

In realtà, se vogliamo vedere i numeri, da una statistica tratta dalla banca dati di 41 anni del Centro Geofisico Prealpino (periodo 1967-2007) risultano queste interessanti considerazioni:
- la temperatura media dei 3 giorni è di 3,6°
- la media delle temperature massime dei 3 giorni è di 7,4°
- la media delle temperature minime dei 3 giorni è di -0,1°
Se si pensa che la temperatura media di gennaio (calcolata sullo stesso periodo di osservazioni) è 2,8°C, la media di questi tre ultimi giorni del mese risulta di quasi un grado (0,8°C) più alta.
Forse la leggenda della Merla nacque in un’epoca in cui gennaio era molto più freddo di oggi, forse, non disponendo di strumenti e di statistiche la gente, sofferente già per due mesi di freddo, aveva la sensazione che il “cuore” dell’inverno fosse il periodo più freddo. Sta di fatto che, numeri alla mano, sembrerebbe non essere più così.

Per gli appassionati di curiosità statistiche ecco altri “record”:
- media più elevata (Merla più calda) nel 1982, con una temperatura media di 9,3°C (+5.5°C rispetto alla media)
- media più bassa (Merla più fredda) nel 2005, con -2,3°C (-4,3°C rispetto alla media)
- temperatura più alta dei tre giorni si è registrata il 31.1.1982 con 19°C ma nel 2008 il giorno 28 si sono toccati i 23.5° (record assoluto per Gennaio)
- temperatura più bassa è stata toccata il 31.1.1987 e il 29.1.2005 con -8.0°C.